Anna:
Adoro complicarmi la vita e costringere chi mi sta intorno a leggermi nel pensiero. Sono perennemente instabile e a metà e prego ogni giorno perché gli alieni ci rubino gli oceani e soprattutto i mari. Non so parlare di me e spesso non riesco a parlare con chi amo. Scrivo per necessità, più che per divertimento, perché è più facile, per me almeno. Ho imparato a non sognare ad occhi aperti, ma ancora non so come essere forte. Ah, se potete farne a meno, non leggetemi.
Nadia:
Ha vent'anni, poche certezze, tante domande. Vive nella amara consapevolezza del passato e del presente, nell'illusione di poter girare nel senso contrario le lancette dell’orologio della vita. Ha tanti rimpianti, pochi ricordi. Due desideri impossibili strozzano le sinapsi del suo cervello, impedendole qualsiasi altro pensiero. Ha una famiglia che adora, Cinque Gatti, due Cani e una Tartaruga. Ogni giorno è impegnata nella scalata della montagna della vita, nella speranza che dell’altra parte ci siano anche discese.
Love
Anna:
Il mio Pulcino. Far finta di avere una relazione normale una settimana ogni due mesi. Quando mi bacia e chiude gli occhi. Fargli il solletico e ascoltarlo ridere. Guardare il tramonto in camera mia. L’odore di bruciato. Dormire. Cantare ad occhi chiusi. I fine settimana. Heath Ledger e Johnny Depp :Q_. Ricordare e farmi del male. L’estate e più o meno tutte quelle passate. Roger, Mappy Flappy e Flipper lo Sfregiato xD. Leggere. La gelosia, nei limiti della decenza. Addormentarmi in treno. Le giornate con Fè. Pizza, cioccolato e fragole. Contare i giorni che ci separano. Giusi che mi sbraita contro quando dò da mangiare ai piccioni in giro per l'Europa. La mia Annabel, la sua sorellina e la player della sua sorellina. Le coccole.
Nadia: Ama la sua mamma, le sue sorelle e il suo papà; i silenzi; i gatti, i suoi Gatti; leggere tutto ciò che abbia un senso, dalle insegne alle etichette, dai romanzi ai racconti brevi; viaggiare in treno di notte; parlare poco; l’ombra; Venezia e i suoi vicoli tranquilli; camminare con le cuffie nelle orecchie tra la folla; osservare, in disparte, le persone; le patatine, il gelato, la Nutella e la pizza napoletana; il suono del pianoforte; i tramonti; l’odore del terreno bagnato; l’inverno e il freddo; stare in casa quando piove; avere ragione; Maria de Filippi e Gerry Scotti; gli occhiali da sole; ogni regalo che le è stato fatto; ama questo ed altro.
Hate
Anna:
Le relazioni a distanza. I mezzi pubblici ( traghetti in particolare). Gli arrivederci, gli sms e la sensazione che mi abbiano strappato un pezzo d’anima ogni volta che Lui va via. Il verbo " a b i t u a r s i ". Il Tirreno. L’indifferenza. Chi si tiene tutto dentro e riesce a non esplodere. Chi mi somiglia troppo. Le bugie, le recite, l’ipocrisia. Piangere e sentirmi debole. Essere gelosa. Le ex. Aver paura di restare sola, senza nessuno. Aver paura di perdere Lui. Pensare troppo prima di dormire. Ritrovarmi senza spazio e senza voce. Sentirmi dire cosa devo fare. Chiedere scusa. Il mio orgoglio e le mie paranoie. Le frasi lasciate a metà e, peggio ancora, quelle non dette. Essere ignorata. Sentirmi fuori luogo. Gli insetti. Gli aghi. Gli uomini in gruppo. I dottori.
Nadia: Odia i prati verdi; le persone che giudicano troppo; la superbia e la vanità; parlare di sé; i fiori e i cimiteri; dover fare ciò che non le piace; addormentarsi senza il suono della tv; sentirsi in imbarazzo o/e a disagio; l’erba parietaria e le allergie; gli psicologi; avere sempre voglia di mangiare; l’estate e il troppo caldo; restare da sola troppo a lungo; le matite senza punta & le penne troppo spesse; le folle in generale; le file; gli anziani che le chiedono il posto nel treno; la geografia e la matematica; farsi fotografare; chi parla mentre Lei guarda la tv; pensare al futuro; odia questo ed altro.
I wish
Anna:
Collezionare tante settimane con Lui da poter dire di aver passato insieme un anno
layout&html :nynphetamine
you can find me on
Octavarium and on: uan,
ciù,
trì
pic: smokedval
citazione: forsaken - dream theater
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A volte ritornarno
(11:43// mercoledì, 18 novembre 2009)
Due parole per giustificare la lunga assenza e l'abbandono del blog:
Riflessioni in soffitta. Quel posto dove c'è tanta polvere e dove di solito nessuno entra a disturbare.
(14:18// sabato, 15 agosto 2009)
Deve esserci qualcosa di sbagliato in me e nella mia idea di rapporti umani. Questo spiegherebbe tante cose. Spiegherebbe perché trascorro tanto tempo da sola e perché dopo un po’ nessuno mi si avvicina. Le richieste d’aiuto balbettate e formulate male, che stufano la platea e la costringono alla fuga. Il muro che mi vedo intorno e che nessuno, a causa mia, ha più voglia di scavalcare. Il cerchio che mi sono disegnata intorno e che difendo con le unghie e con i denti perché nessuno provi più ad entrare.
C’è poco da fare nel mio mondo. Diventa scomodo anche parlare con uno specchio, perché persino l’immagine che esso riflette non sarebbe d’accordo con il corpo che l’ha creata e proverebbe a ribellarsi. E’ difficile vivere nel mio mondo, anche per me che ne ho inventato le regole. E’ difficile sopravvivere nel mio mondo, soprattutto per me che ne ho stabilito le leggi. Poi mi meraviglio che nessuno voglia metter su casa. Sorveglio il nulla e mi proteggo dal nulla. Che novità.
PS: Doverosa commemorazione al mio lettore mp3, che si è spento serenamente ( Ha ha. Sono di un divertente che spacca. ) dopo tante avventure insieme. Hai lasciato un vuoto incolmabile, anche se avevi cominciato a scegliere tu la musica per me, brutto bastardo, e non volevi saperne di cambiare canzone.
« Ma che bisogno hai di uno come te, dimmi? Cos'è questa scemenza dell' anima gemella? Dovrebbe essere proprio il contrario. Tu, ascolta, tu... Lo sai di cosa hai bisogno? »
« Di cosa? » Tamar non riuscì a trattenere un sorriso a quel ricordo e si coprì la testa con il plaid, perchè Shelly non vedesse.
« Hai bisogno di uno con una mano grande così » aveva sentenziato Leah, « e sai perchè? »
« Perchè? » Ora sarebbe arrivata la spiegazione.
« Uno che se ne sta con la mano alzata, forte, ferma, come la statua della Libertà ma senza quel cono gelato. Solo con la mano aperta, in alto, e allora tu... » Leah sollevò la mano squadrata, ruvida, con le unghie rosicchiate e la agitò, come fosse un uccellino in volo, « ... tu, da lontano, da Q U A L S I A S I punto della terra, vedrai quella mano e saprai che lì potrai posarti e riposare. E' vero o no? »
« Oh, Leah. »
Ci pensavo stanotte, tra un attacco di panico e l'altro ( quelli in cui cerchi disperatamente di addormentarti e che trascorri contando le ore che ti restano per riposare abbastanza per non addormentarti il pomeriggio successivo solo guardando le immagini sulla meccanica dei fluidi. Quelli in cui ti verrebbe da svegliare tua sorella e costringerla con la forza a tenerti compagnia, perchè d'altronde, se tu non dormi, perchè deve farlo lei?... Insomma, la solita roba. ). Esattamente un anno fa, ora più ora meno, spezzavo un biscotto della fortuna in un ristorante cinese ( dopo un'intera mattinata trascorsa alle prese con la terza prova ) e leggevo di essere degna della fiducia degli altri. Bel trofeo, davvero. E intanto già c'erano tutte le premesse per arrivare dove sono oggi, paranoia più paranoia meno. Bel ricordo, davvero.
Anna.
( Vado a farmi infilzare adesso *__* ... che bello.)